Problemi al ginocchio: la corretta pratica sportiva per prevenirli

Spesso capita che mentre si esegue della pratica sportiva si inizia ad avvertire un fastidio sui lati delle ginocchia.
Solitamente la prima cosa da fare è andare in farmacia o in erboristeria ed acquistare un gel antinfiammatorio. Se a seguito di più applicazioni del gel il dolore non passa, si va dal medico.
Gli esami che il medico di base ci prescrive possono rivelare la presenza di un’infiammazione a livello dell’articolazione del ginocchio, molto probabilmente causata dalla pratica sportiva.

A seguito di tali problemi al ginocchio, spesso molti medici di base e specialisti in ortopedia e fisiatria ci chiedono: “Lei pratica arti marziali? Le consiglio di cambiare attività”.
Questo perché il ginocchio è una delle articolazioni più interessate da traumi dovuti a pratiche scorrette nell’ambito delle arti marziali. Molto spesso, soprattutto in particolari stili, si eseguono mosse che cercano di superare i limiti fisiologici propri dell’uomo al fine di rispettare particolari canoni estetici.

E’ doveroso specificare che le arti marziali non sono l’unico sport in cui si possono avere problemi alle ginocchia.
Tutte le attività, se controllate nel modo corretto, portano beneficio. Al contrario una pratica scorretta oppure non eseguita sotto il controllo di un personale qualificato può causare problemi, sia a breve sia a lungo termine.

Nella gamba l’articolazione del ginocchio è quella intermedia, collocata tra l’articolazione dell’anca e quella della caviglia. L’articolazione del ginocchio possiede solamente un grado di libertà: infatti, può compiere un unico movimento, ossia quello di flettersi ed estendersi (detto, propriamente, il movimento di abduzione e adduzione).

Il ginocchio appartiene al gruppo delle “non congruenti”, perché non possiede un contatto diretto tra la diafisi del femore e le diafisi di tibia e perone, ma sono separati dai menischi (mediale e laterale).
La solidarietà tra tutte queste strutture viene mantenuta dai legamenti collaterali e dai legamenti crociati.

La mobilità dell’arto inferiore è molto particolare. La caviglia non gira: questo effetto è mediato dalla rotazione della testa del femore, quando la gamba è completamente estesa, e dalla torsione del ginocchio, quando le cosce gamma sono piegate a 90°. La stabilità del ginocchio è praticamente massima alla torsione quando la gamba è completamente estesa, mentre si hanno delle possibilità di movimento misurate con questi angoli: 40° verso l’esterno e 30° verso l’interno di rotazione attiva, 30 – 35° verso l’interno e 45 – 50° verso l’esterno di rotazione passiva.
In generale, bisogna prestare molta attenzione al tipo di movimento che deve essere impartito al ginocchio.

Durante l’allenamento si tende a spingersi oltre un determinato limite, in modo tale da sopportare meglio la fatica che si vive nella prestazione agonistica: si eseguono, dunque, dei movimenti di allungamento che se non eseguiti correttamente causano delle patologie infiammatorie.
Per fare un esempio, nelle arti marziali quando si esegue un passo si dice sempre che il piede deve strisciare per terra, come se avesse sotto un foglio di carta. Questo gesto, tuttavia, se non ben controllato, porta a far perno sopra l’articolazione del quinto dito del piede, che a sua volta comporta una maggior torsione a livello dell’articolazione del ginocchio producendo degli allungamenti non desiderati a livello tendineo.
Ciò per dire che bisognerebbe controllare sempre il grado di torsione dell’articolazione del ginocchio, per evitare questo tipo di complicazioni.

La seconda causa di problematiche infiammatorie a livello del ginocchio riguarda le cartilagini delle articolazioni: lo scorretto bilanciamento del carico sull’articolazione sulle due facce dei condili, comporta una maggior usura della cartilagine stessa.
L’articolazione del ginocchio, come quella della caviglia, aiuta a flettere l’arto inferiore per abbassare il bacino; tuttavia l’asse di riferimento per quanto riguarda il piano è una zona compresa tra il secondo e il terzo dito del piede. In questa zona, con il carico poggiato integralmente, l’articolazione lavora nel suo optimum; quando invece si comincia ad avere uno spostamento da questo asse, si può produrre una sovrappressione e quindi una maggior usura della cartilagine sottostante, aumentando la possibilità di patologie infiammatorie come le artriti e le artrosi.

In conclusione è utile specificare che, di qualunque tipo di pratica si tratti, l’importante è seguire sempre la meccanica del corpo, in modo tale da lavorare in modo ottimale.