La flexografia, un sistema di stampa in grado di garantire risultati davvero perfetti

La flexografia nasce nel 1880 come soluzione per la stampa degli imballaggi. Inizialmente, l’utilizzo di un rullo di gomma a rilievo (si tratta infatti di una tecnica di stampa rotativa diretta, che utilizza una matrice rilievografica detta cliché) comportava una qualità di stampa scadente, dovuta alle sbavature dell’inchiostro e alle perdite nella resa cromatica.

Negli ultimi anni però, grazie anche all’informatica, la flexografia ha subito una vera e propria rivoluzione: l’aggiornamento costante dei software e lo sviluppo di impianti stampa con materiali di qualità sempre migliore hanno permesso di colmare il divario con le altre tecniche e, ad oggi, la flexo è una delle soluzioni migliori a disposizione di chi necessita di una stampa industriale.

Come si ottiene un risultato di stampa perfetto?

Il primo passaggio è quello della prestampa: attraverso software di elaborazione grafica si eseguono dei test e si realizzano prototipi di prova colore, da sottoporre al cliente. Questa fase è particolarmente importante, in quanto permette di riaffigurare quella che sarà la resa stampata e di correggere eventuali punti di criticità.

Solo in seguito vengono realizzati i cliché in fotopolimero o in manica. Per un risultato perfetto è necessario utilizzare impianti stampa prodotti con CtP (Computer to Plate) di ultima generazione, come il Kodak Flexcel NX Wide.

Nel panorama italiano una realtà d’eccellenza è Nu-Maber, azienda in grado di realizzare impianti stampa di qualità superiore. Questo è merito della continua innovazione degli impianti produttivi e del reparto grafico, ma anche dell’attenzione alla fase progettuale. Con 30 postazioni grafiche, la realizzazione di prove colore certificate e la gestione e produzione di oltre 16000 commesse ogni anno, Nu-Maber è un esempio dei risultati che la flexografia ha raggiunto nel mercato del packaging.